Gli Hackmed

Da guido , 9 Maggio 2026

BIOGRAFIA · CAPITOLO 2


Nei primi anni '80, a Torino, c'era un gruppo di studenti di medicina che importavano software dagli Stati Uniti. Allora era una zona grigia — non era reato, era semplicemente un mondo che non aveva ancora fatto le sue leggi. Loro erano gli hackmed. E mi adottarono come il ragazzino.

Avevo il Commodore 64. Poi l'Atari ST, poi gli Amiga. Loro mi passavano i programmi da craccare — non per interesse economico, ma perché era quello che si faceva, era il modo in cui si condivideva la conoscenza in un'epoca in cui internet non esisteva e il software costava quanto uno stipendio.

Erano medici, o quasi. Ma la medicina era quasi un dettaglio.

Icilio

Il più grande era Icilio. Già over 40, primario, proprietario di una clinica — della moglie, precisava lui, quasi con fastidio. Il suo mondo non era la medicina. Il suo mondo era l'assembler.

Aveva costruito un "sidecar" — un'enorme interfaccia che si collegava ai primi Amiga 2000 per entrare nei sistemi PC. Ci portava a vederlo come si porta un bambino al circo. Ci spiegava la differenza tra un Motorola 68000 e un Intel 8086 con la stessa passione con cui un allenatore spiega una combinazione: il Motorola era più potente, mentre l'8086 montato sui PC banal distingueva, diceva lui, "il povero impiegato di banca che al massimo sa usare qualche software Microsoft."

Era irascibile, geniale, nascosto. Grandi imprenditori dell'informatica stentavano a credere che lo conoscessi così bene. Lo trovarono morto sulla tastiera del PC.

Renato e Paolo

Renato buttò la laurea nel cassetto — aveva esaudito il desiderio dei genitori, ma non il suo. Oggi è una specie di guru del settore, lavora sotto copertura. Paolo non lo rividi più: so che divenne un medico affermato.

Tre destini diversi dallo stesso tavolo.

Il progetto

Mentre loro crackavano software, io stavo cercando di costruire qualcosa di diverso. Volevo sviluppare l'intelligenza artificiale — archiviare in database infiniti tutti gli appunti, tutte le conoscenze, per poter chiedere al computer quello che serviva. Non per gioco. Per aumentare la prestazione umana: mentale e fisica, visto che il resto del tempo lo passavo in palestra.

Anni '80. Non esisteva il termine machine learning. Non esisteva internet. Esisteva un ragazzino con un Amiga e un'idea che oggi si chiama RAG, retrieval augmented generation, e che le grandi aziende tecnologiche del mondo stanno costruendo adesso.

Non lo so se ero in anticipo o semplicemente ingenuo. So che l'idea non mi ha mai lasciato. E che oggi uso l'intelligenza artificiale ogni giorno — per scrivere, costruire, organizzare. Il cerchio si chiude sempre, prima o poi.


Continua — Capitolo 3: Un Bersagliere non arretra

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