Politica e governance

Dal 1995 rappresento la Sportforma nei rapporti con le altre organizzazioni dello sport, in Italia e all'estero. Qui scrivo come penso che debbano dividersi i compiti e qual è il valore che per me viene prima.

Chi fa che cosa

Le federazioni dovrebbero occuparsi della preparazione degli atleti e dell'organizzazione dei raduni. Gli enti di promozione sportiva dovrebbero occuparsi della promozione degli eventi. Questo è il lessico, e queste sono le regole, dello sport nel mondo. In Italia vengono violate puntualmente: gli enti di promozione si propongono come consulenti e le federazioni come promotori dei loro personaggi preferiti.

Nel 2015, mentre organizzavo Italia contro Irlanda, descrivevo così le palestre dei paesi con cui lavoravo ogni giorno. Ogni atleta va nel circuito adatto a lui. I giovani dilettanti gareggiano nel circuito della federazione amatoriale. Chi ha la mentalità dell'imprenditore, chi si è formato in altre discipline di combattimento, gli ex professionisti che vogliono divertirsi o promuoversi e preparare il proprio evento vanno nel circuito White Collar e semi-pro. Il pugile già strutturato, con staff, sponsor e un pubblico pagante, si propone alle organizzazioni professionistiche.

Il professionismo vero funziona come il mercato dello spettacolo. Il pugile ha bisogno di un promoter che scommetta su di lui e deve costruirsi il proprio pubblico. Un professionista non dovrebbe combattere in un evento finanziato con denaro pubblico, come fosse un campionato italiano: lì i nostri giovani si battono per una selezione olimpica.

Nella mia visione, nello sport l'Italia è molto antiquata rispetto ai paesi che hanno norme come il Muhammad Ali Boxing Reform Act. È la legge federale con cui, il 26 maggio 2000, gli Stati Uniti hanno messo i diritti dei pugili professionisti al riparo dalle pratiche commerciali che li sfruttano.

La libertà di organizzare e di partecipare

Nessuno, nessuno deve permettersi di impedire l'organizzazione e la promozione dello sport. Neppure a Cuba.

Il 15 febbraio 2019 ho scritto un ammonimento agli enti sportivi nazionali che minacciavano squalifiche o multe agli atleti e alle associazioni che partecipavano a eventi «da loro non autorizzati». Il principio era semplice: lo sport è di tutti e non di alcuni. Ogni cittadino è libero di gareggiare dove crede di essere tutelato. Ogni ente è libero di organizzare gli eventi delle discipline previste dal proprio statuto.

Oggi questo è diritto europeo definitivo. Il 21 dicembre 2023 la Corte di giustizia dell'Unione europea, nella causa C-124/21 P sull'International Skating Union, ha confermato che organizzare competizioni sportive è un'attività economica. Senza criteri trasparenti, una federazione non può subordinare alla propria autorizzazione gli eventi di altri organizzatori. Non può nemmeno punire gli atleti che vi partecipano.

Nel 2023 la Sportforma è stata classificata come associazione «di secondo livello», con una struttura pari a quella di una federazione. Nello stesso anno è entrata nel Registro unico nazionale del Terzo settore come associazione di promozione sociale. Quella classificazione la considero un riconoscimento.

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