Sono nato a Torino. Ho cinque anni quando entro per la prima volta in una palestra, e non ne sono più uscito davvero.
Ho fatto karate, atletica, lotta, bodybuilding, boxe. Ho studiato sui libri e in corsia alle Molinette i rudimenti dell'arte medica. I miei amici erano studenti di medicina che in qualche maniera mi adottarono: ancora oggi, in età avanzata, mi conoscono tutti come «il ragazzino». Frequentavano un maestro da cui ho imparato l'assembler che serviva per entrare nei sistemi più complessi: era un primario irascibile, uno scienziato vero che studiava ventiquattro ore al giorno, e che fu trovato morto sulla tastiera. Nei primi anni Ottanta costruire un'intelligenza artificiale voleva dire archiviare conoscenza sul computer, e l'argomento preferito era il miglioramento della performance umana. Nascevo con un CBM 64, qualche Atari ST e gli Amiga; amavo i processori Motorola 68000 e detestavo Windows.

Con mia moglie Willeke, francese di origine olandese, conosciuta in palestra, stiamo insieme da venticinque anni. I nostri figli sono nati senza interferenze esterne: ho tagliato io il loro cordone ombelicale, sono stato il primo a prenderli in mano e a posarli sulla pancia della mamma. Libero studia medicina e chirurgia a Ferrara, Gloria è al quarto anno di Farmacia a Torino, Chiara all'ultimo anno del liceo. Non sono ancora laureati, ma nella nostra comunità pubblicano e condividono già documenti scientifici.
La Sportforma
Nel 1995, a ventitré anni, ho lasciato gli studi in ospedale per fondare la Sportforma, insieme alla mia famiglia e a un gruppo di amici e compagni di allenamento. Il 23 settembre di quell'anno abbiamo inaugurato la prima sede. Da allora ne sono la guida: oggi la Sportforma è un'associazione di promozione sociale iscritta al Registro unico del Terzo settore. Il progetto
Lo sport, da atleta e da tecnico
Fino al novembre 2006, quando un infortunio a Bari ha chiuso la mia carriera agonistica, ho gareggiato nella lotta greco-romana nelle gare organizzate dalla FIJLKAM. Nello stesso periodo allenavo i pugili della Sportforma, che combattevano nei tornei della Federazione Pugilistica Italiana; e la Sportforma le gare imparava anche a organizzarle, dai Giardini Reali nel 2003 al Teatro Ambra nel 2010.
Dopo le Olimpiadi di Londra del 2012 il lavoro si è spostato sempre più sul piano internazionale: la delegazione italiana della European Boxing Federation, il White Collar Boxing, la collaborazione con la British & Irish Boxing Authority, un pugile della nazionale cubana allenato con il nulla osta della sua federazione. Dal 2019 siedo nell'esecutivo europeo dell'Association of Professional Boxing Commissions.
Il metodo
In palestra gli atleti non sono clienti. Sono persone che condividono un percorso, con ruoli e responsabilità. È un'idea che viene da lontano, dalla cultura fisica di inizio Novecento, e che ho cercato di tenere viva in trent'anni di lavoro con i ragazzi, compresi i miei figli.
Oggi
Il mio lavoro è gestire una comunità sportiva: farla allenare, farla crescere, organizzare con lei, incontrare le altre comunità e decidere insieme che cosa fare. È quello che faccio dal 1995.
Oggi il mio lavoro è tramandare. Lo faccio con la Sportforma, con le lezioni di pugilato, con il progetto Boxe Olimpica, un documentario didattico iniziato vent'anni fa che sto riprendendo, e con questo sito, che raccoglie i testi che ho scritto dal 2008 a oggi.
Lo spirito
La mia vita somiglia un po' a quella di un monaco sportivo: la palestra ogni giorno, una comunità da guidare, una disciplina da tramandare. Chi pratica, chi si allena, chi educa i figli può riconoscersi in quello che faccio, ognuno a modo suo.
Non devo promuovere le organizzazioni che ho incontrato: valgono quanto le persone che ci ho trovato dentro. Quello che voglio lasciare è un modo di essere, lo spirito con cui la Sportforma allena, accoglie e organizza. È questo che porterà avanti anche quando io non ci sarò più.
Questo sito raccoglie frammenti di universi che ho attraversato. Non un curriculum: una mappa.