Cari amici tecnici, dirigenti e attori del mondo del Pugilato Italiano, guardiamoci in faccia e diciamoci le cose come stanno, non è tutta colpa della Federazione amatoriale di Boxe Italiana, purtroppo....
In Italia esistono ancora dei luoghi che alcuni chiamano palestre che non dovrebbero più esistere, non perché siano collocati all'interno delle cantine di vecchi circoli di partito, bocciofile , balere, osterie o vinicole, dove ci sono ancora vecchi giocatori di carte che fumano, ma perché sono dei ghetti: ogni volta che mi trovo ad una gara mi rendo conto di quanti giovani pugili siano prigionieri di tali ambienti, dove si parla all'interno di un gruppo, sempre più piccolo, e lo si scambia per il mondo intero.
Non usiamo le politiche dell’europa povera della boxe, chi conosce questo mondo un po' più a fondo, conosce bene dove trovare i ghetti che forniscono materiale umano, per organizzare “il match pro” e venderlo all’utenza dello spettacolo. Ma, tutto ritorna, il ns ragazzo dopo il match vinto, avrà acquistato fiducia si sentirà un professionista, sarà a sua volta un piccolo leader del suo ghetto e anche lui idoneo per fare il materasso in un paese meno povero.
E' appunto in quest'ottica che ai poveri ma sempre mitici pugili del passato, che facevano a cazzotti spesso per una miserabile “borsa” e tirare avanti, si contrappone una rampante leva dilettante di managers che si sfidano in palestra solo per il gusto di sfidarsi, meglio se avversari di un fondo di investimenti o di una banca concorrente, è qui che nascono i WHITE COLLAR BOXERS, è questo il trend che sto’ importando in Italia.
Certo, non sarà il metodo giusto per risvegliare o salvare la boxe professionista italiana ma, se non altro, consentirà di adattare questa nobile arte alle esigenze, forse effimere e superficiali, dei nostri tempi; e poi, non è detto che da una apparente superficialità non debba nascere e svilupparsi una passione di tipo professionale indispensabile a tenere in vita la nostra boxe.
A New York (dove è nata), a Londra ed in Irlanda il pugilato dei colletti bianchi; managers, avvocati, medici, dirigenti e giornalisti che, in ogni modo, si incontrano, si allenano e sudano in un religioso e professionale silenzio, è già da tempo sviluppata sensibilmente.
Da questi paesi con i quali ho contatti diretti quasi giornalieri soprattutto in questo periodo che sto’ organizzando Italia vs Irlanda per il 29 Novembre, ho capito ancora più cose: le palestre non sono istruite alla politica del ghetto e collocano all'interno delle piattaforme di gara offerte dalle federazioni le loro utenze a seconda del tipo e necessità: per esempio, se hanno giovani dilettanti/amatori, li fanno competere nel circuito della federazione amatoriale che applica i regolamenti AIBA, se hanno persone sensibili alla mentalità imprenditoriale, formati anche in altre discipline di combattimento o ex-pro che si vogliono divertire o promuoversi, che aspirano a preparare il loro evento, li fanno competere nel circuito dei WhiteCollar/semi-pro (vedi EBF) , se hanno dei pugili già strutturati con una nota popolarità, con staff, sponsor e organizzazioni che possono garantire importanti numeri in termini di spettacolo e pubblico pagante allora sono professionisti e saranno loro a proporsi alle varie Ltd. della boxe (vedi Malta Box, BBC, etc.)
Ripeto, guardiamoci in faccia, non raccontiamoci balle, soprattutto tra veterani titolari di palestre/associazioni sportive, in Italia possiamo fare molto, se poi arriva il militante giovane istruttore appena formato dal ghetto, cerchiamo di aiutarlo a chiarirsi le idee.
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Nota scritta su Facebook il 29/10/2015. Testo originale, senza modifiche.