BIOGRAFIA · CAPITOLO 2
Negli anni '80, a Torino, c'era un gruppo di studenti di medicina che importavano software dagli Stati Uniti. Allora era una zona grigia — non era reato, era semplicemente un mondo che non aveva ancora fatto le sue leggi. Eravamo hacker, io compreso, e loro mi adottarono come il ragazzino. Hackmed è il nome di un gruppo di cui ho fatto parte molti anni dopo.
Avevo il Commodore 64. Poi l'Atari ST, poi gli Amiga. Loro mi passavano i programmi da craccare — non per interesse economico, ma perché era quello che si faceva, era il modo in cui si condivideva la conoscenza in un'epoca in cui internet non era alla portata di un ragazzino e il software costava quanto uno stipendio.
Erano medici, o quasi. Ma la medicina era quasi un dettaglio.
Icilio
Il più grande era Icilio. Già over 40, primario, proprietario di una clinica — della moglie, precisava lui, quasi con fastidio. Il suo mondo non era la medicina. Il suo mondo era l'assembler.
Aveva il "Sidecar", l'A1060 che la Commodore aveva messo in commercio nel 1986: un PC IBM compatibile completo, con processore Intel 8088, che si agganciava di lato all'Amiga 1000 come il sidecar di una moto e gli permetteva di far girare anche i programmi dei PC. Ci portava a vederlo come si porta un bambino al circo. Ci spiegava la differenza tra il Motorola 68000 e i processori Intel dei PC.
Era irascibile, geniale, nascosto. Grandi imprenditori dell'informatica stentavano a credere che lo conoscessi così bene. Lo trovarono morto sulla tastiera del PC.
Renato e Paolo
Renato buttò la laurea nel cassetto — aveva esaudito il desiderio dei genitori, ma non il suo. Oggi è una specie di guru del settore, lavora sotto copertura. Paolo non lo rividi più: so che divenne un medico affermato.
Tre destini diversi dallo stesso tavolo.
Il progetto
Mentre craccavamo software, io cercavo anche di costruire qualcosa di diverso. Volevo sviluppare l'intelligenza artificiale — archiviare in database infiniti tutti gli appunti, tutte le conoscenze, per poter chiedere al computer quello che serviva. Non per gioco. Per aumentare la prestazione umana: mentale e fisica, visto che il resto del tempo lo passavo in palestra.
Anni '80. Di machine learning si parlava nei laboratori di ricerca, internet non arrivava nelle case. C'era un ragazzino con un Amiga e un'idea che oggi si chiama RAG, retrieval augmented generation, e che le grandi aziende tecnologiche del mondo stanno costruendo adesso.
Non lo so se ero in anticipo o semplicemente ingenuo. So che l'idea non mi ha mai lasciato. E che oggi uso l'intelligenza artificiale ogni giorno — per scrivere, costruire, organizzare. Il cerchio si chiude sempre, prima o poi.
Continua — Capitolo 3: Un Bersagliere non arretra